Lunedì, 9 luglio 2007
 Chi non ha mai sognato di fare sesso sfrenato con una Twi'lek, mentre danza con movenze aggraziate?
Io l'ho sognato la notte scorsa. Comincio a dare segni di malattia mentale gravissima. Ridatemi la mia lightsaber.
Domenica, 8 luglio 2007
Visto e considerato che ogni futuro lavorativo è incerto, per tutte le persone di età compresa tra i 14 e i 30 anni residenti in questo paese, tutti dovrebbero avere come sacro dovere quello di prepararsi psicologicamente al precariato eterno. Nonostante qualcuno stia già tentando di farlo attraverso la composizione casuale di haiku (e vagheggiando, al contempo, di una chiusura del suo blog, contro la quale mi schiero con questo post), io mi limiterò a proporre la novella Playlist del Precario, una proposta di sette tracce audio da portare sempre con sè, adatte a ogni scoramento interiore dovuto a una permanenza di otto ore o più dietro una scrivania, sottopagati (quando va bene), a rispondere al telefono o a svolgere mansioni "che porteranno lo stagista a raccogliere importanti crediti per l'inserimento nel mondo lavorativo". Come a dire che ti danno il biglietto - manco gratis - per l'Aquapark, ma è valido soltanto da novembre a gennaio. - Lady Madonna, Beatles. Inutile citare "Lady Madonna, children at your feet, wonder how you manage to make ends meet". Un must per tutte le ragazze madre telefoniste.
- Concrete Jungle, nella versione degli Africa Unite. Adatta alle mattinate sull'autobus, in direzione dell'inferno lavorativo.
- Three Minute Hero, The Selecter. Semplicemente favolosa, nel suo "It's too early in the morning... stupid job". E poi riesce a mettere la carica più di una serie consecutiva di dieci mug di caffè americano.
- Billy Hunt, dei Jam. Paul Weller canta le gesta di un ragazzo lavoratore inglese degli anni '80 (precario ante-litteram) che si ribella trasformandosi in un vendicativo supereroe. Chi non vorrebbe poterlo fare?
- Lavorare con Lentezza, Enzo del Re. Questa la dovete conoscere come la maledetta Ave Maria.
- Storia dell'Europa Contemporanea, che a dispetto del titolo non è un libro, ma un bellissimo pezzo reggae di Daniele Sepe. Vale la pena di ascoltare tutto l'album Lavorare Stanca, ad essere sinceri.
- Andare, camminare, lavorare, del maestro Piero Ciampi. Il titolo è tutto un programma, ma il pezzo è in grado di superare ogni aspettativa.
Ovviamente, la playlist è aperta ad ogni tipo di integrazione. Segnatevi i pezzi, e date da lavorare ai vostri eMule. Così, almeno loro troveranno un impiego. UPGRADE- Venderò, di Edoardo Bennato. Segnalata da Mauretto, appena dieci minuti dopo la pubblicazione del post (non so come cazzo abbia fatto ad essere così rapido. O è iscritto al Feed RSS, o lurka il mio blog per conto della CIA). Motiva la proposta con le seguenti parole: "Parla di persone che tutto sommato hanno rigato dritto in vita loro, di altre che son state poco appagate ma integre nel morale e di chi rimane vivo nonostante tutto. Una minipunturina di fiducia... nonostante tutto appunto". Altro che punturina, Maurè. Qua ce vorrebbe una flebo.
- Quello che non ho, del sommo Fabrizio De Andrè. Proposta da Pollon, che fa giustamente notare come noi non ci si possa di certo trovare in una situazione tipo "pranzo di lavoro". Faber però diceva anche che "quello che non ho, è quel che non mi manca". L'ipotesi di lettura che favorisco è quella che vede, in effetti, il lavoro come qualcosa di negativo. Potessimo almeno lavorare meno e lavorare tutti, andrebbe già meglio.
Venerdì, 6 luglio 2007
Mia madre fa un lavoro decisamente pesante. Cercare di aiutare chi sta dall'altra parte della cosiddetta barricata della sanità non è qualcosa da tutti, in particolar modo se la paga è -da sempre - pessima, e anche la vita ci mette del suo. Eppure, l'ho sempre vista tornare in qualche modo "allegra" dalle terapie con i suoi bambini: disabili, autistici, insufficienti mentali che fossero, lei riusciva sempre a sdrammatizzare. Sa fare il suo lavoro, e ha i coglioni, mia madre.
Ma quando è troppo, è troppo anche per lei.
Al momento del suo ritorno a casa, ero particolarmente intento a godermi Wagner. Il buon vecchio Richard, per chi non lo sapesse, apparteneva alle categoria "molte idee, ma particolarmente confuse". Flirtava con le idee di Bakunin, e allo stesso tempo, scriveva saggi pregni di antisemitismo. Il suo Siegfrid rappresentava l'uomo nuovo, che avrebbe abbattuto la corruzione aristocratica per vivere nella nuova utopia socialista, ma prima avrebbe bruciato e punito Alberich, il "mercificatore ebreo". Insomma, Wagner non era cattivo. Era solo un po' un coglione. Forse soffriva di carenze di affetto.
Madre: "Ti prego, mi ci manca solo quel nazista di Wagner, oggi" Damiel: [un po' irritato] "Non era nazista... non del tutto, almeno. Che succede?" Madre: "Dovrò chiamare l'assistente sociale prima o poi" Damiel: [basito] "Solo perchè ascolto la Cavalcata delle Valchirie?" Madre: [scuote la testa] "No, no. Dico per la nonna di F." (NdD: uno dei bambini che ha in terapia) Damiel: "Crede di essere una Valchiria?" Madre: "Magari. Oggi stavo facendo giocare F. con le forme in legno per la percezione spaziale" Damiel: "E la nonna glieli ha rubati?" Madre: "Magari. A un certo punto, quando F. rideva divertito, ha detto una frase..." Damiel: [incuriosito] "Del tipo?" Madre: "Del tipo "Bello F. di nonna sua, che si diverte tanto con i legnetti..."" Damiel: "Non ci vedo niente di male" Madre: [prosegue] ""...che se invece ci fosse stato Hitler, sarebbe stato il primo a salire sui treni..."" Damiel: [la guarda a bocca aperta] Madre: "Eh già. E rideva la nonna, per di più"
Povero Wagner. Per un secolo lo hanno trattato come l'ultima delle merde a causa della strumentalizzazione nazista. E invece il pericolo è sempre stato dietro casa, nelle vesti di un'innocente pensionata nostalgica. Ho paura.
Giovedì, 5 luglio 2007
Dorm ha le Converse nere come me. Io c'ero, ci sono - sono ancora Fuori Zona - e posso testimoniarlo. Ho visto la Morte Nera di Lande, il pannello di controllo di ogni operazione ruolistica da tre anni a queta parte. Sono stato testimone di eventi al di sopra di ogni tipo di immaginazione. Io c'ero e ci sono. Tanti auguri, Oreste.
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