Domenica, 14 ottobre 2007
Il Pugliese aveva una teoria ben definita sulla psicanalisi, freudiana e non. Una teoria che, conoscendo il suo passato di raver della prima ora, era completamente giustificabile, se non proprio condivisibile. “Io non capisco”, ripeteva ogni volta che conosceva qualcuno impegnato in un ciclo di analisi, “come sia possibile spendere più di centomila lire all'ora, per rimanere sdraiati su un lettino, confidando le proprie paure ad un perfetto sconosciuto”. E dopo qualche secondo di esitazione, una volta messo a proprio agio l'interlocutore con quel suo linguaggio capace di ispirare fiducia dalla prima parola, proseguiva: “Non conoscendo l'esistenza dell'acido lisergico, voglio dire”.
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In effetti, tutta la suggestiva argomentazione del Pugliese era basata sulle miracolose – questo almeno era solito sostenere - proprietà dell'LSD, che lui sembrava essere in grado di assumere in dosi massicce, con cadenza settimanale. “Come chiunque può constatare, semplicemente recandosi ad una festa”, sosteneva, utilizzando proprio il termine recare, piuttosto che il normale andare, “un cartone di acido ha un prezzo variabile dalle quindici alle trentamila lire. E questo, si badi bene, non influisce affatto sulla
qualità del prodotto finale. L'importante, sotto tutti gli aspetti, è assumere una dose di acido sufficiente per confrontare il proprio sè con le proprie paure più recondite. Dopodichè, permettetemi la rima, les jeux sont faits". Da quel momento in poi, il Pugliese snocciolava una serie di racconti - assolutamente frutto di esperienze reali, spergiurava - che vedevano protagonisti tutti i suoi migliori amici, o al limite i migliori amici dei suoi migliori amici, completamente incentrati sulle esperienze causate dall'assunzione di LSD. E dopo aver illustrato con assoluta dovizia di particolari una carrellata di scenari apocalittici degni del migliore Philip K. Dick, allargava le braccia, declamando la frase a cui noi, ormai eravamo abituati da un pezzo, ma che sapeva riscuotere l'ammirazione dei nuovi ascoltatori come nemmeno un discorso di Martin Luther King avrebbe mai potuto. "Il figlio difficile di Hoffmann, se mi permettete la citazione in perifrasi, possiede la reale capacità di portare la nostra coscienza in un mondo che appartiene a noi e a noi soltanto. Una volta lì, è data a noi la possibilità di affrontare le paure più recondite che hanno sede nel nostro inconscio, uscendone o sconfitti, o vittoriosi". C'è da dire che le parole del Pugliese erano la ciliegina sulla torta di un complesso e articolato studio della propria immagine. Non c'era infatti un particolare - dai baggy pants al cappello a visiera, passando per l'esagerata gestualità che accompagnava ogni frase pronunciata - del suo modo di porsi che non fosse pensato nei minimi dettagli per incantare e affascinare qualsiasi ascoltatore, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, dal suo livello culturale, o dal suo grado di scetticismo di fronte a un fenomeno tabù come quello delle droghe psicotrope. Dal 1999 al 2002, il Pugliese fu il più grande guru dell'acido lisergico che la periferia di Roma conobbe. In soli tre anni, le sue disquisizioni sui francobolli attirarono ai rave parties più di duecento ragazzi, per lo più di buona famiglia. Alcuni, in seguito, uscirono dal giro, mentre altri entrarono a far parte dello zoccolo più duro delle feste, e non è raro incontrare ancora qualche anima persa che sostenga a viva voce di aver "personalmente conosciuto il Pugliese", se non addirittura di averlo avuto come "compagno di viaggi" per più di una nottata. Fu un mito, un'icona, e senza dubbio, avrebbe potuto incarnare a tutt'oggi il true spirit del movimento legato ai rave se solo non avesse inghiottito, due giorni prima del test di ammissione alla facoltà di Psicologia, un cartone e mezzo di Lil'Black Hand1, ovviamente doppia goccia2.
"Ho una grande paura di questo esame, amici miei", ci confidò con la sua solita aria da illuminato, poche ore prima di intraprendere il viaggio, "e nonostante mi renda conto della stupidità del tutto, credo sia necessario combattere questa angoscia da subito, per poter intraprendere il mio naturale percorso di studi senza intoppi o pause ingiustificate". Evidentemente, la paura che si trovò a combattere, aiutato da una dose fin troppo massiccia di acido, doveva avere la potenza di fuoco di una Katiuscia russa modificata. Sta di fatto che il Pugliese, il giorno dell'esame d'ammissione a La Sapienza, era steso sul lettino del Policlinico Umberto I, in terapia intensiva. Riprese l'uso della parola solo dopo diversi mesi, e si stupì immediatamente di come le banane avessero potuto raggiungere un tale livello di evoluzione nella catena alimentare. Il primario di neurologia dell'ospedale ci spiegò come la quantità eccessiva di LSD avesse compromesso definitivamente le sue funzioni cognitive. Per qualche assurdo motivo, il Pugliese non era più in grado di riconoscere l'essere umano, se non sotto forma di banana di altezza variabile tra un metro e cinquanta e due metri. Attualmente, si trova rinchiuso in una comunità di recupero della bassa Toscana, dove, a quanto dicono i medici, ha trovato un certo sollievo nell'isolamento, coltivando fiori di varia natura.
Una volta, tornando a lui con la mente, Davide disse, scuotendo la testa: "Gentiluomini come il Pugliese non ne fanno più". Brindammo alla sua salute, senza poter dissentire dalle parole di nostro fratello. (tratto da Te la do io la giungla concreta, Roma, 2007) 1 Lil'Black Hand o Manine Nere era il nome di un cartone di LSD particolarmente popolare nel 2002 nella zona di Roma. 2 Per doppia goccia si intende un cartone intriso per il doppio della quantità di acido lisergico normalmente utilizzato nella fabbricazione dei cartoni stessi.
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