Mentre tento, perlopiù inutilmente, di capire a fondo le dinamiche della composizione wagneriana, mia nonna - e la sua sordità, instancabile compagna del suo ultimo anno - si godono alternatamente (potere dello zapping) alcuni programmi televisivi:
- Un film degli anni '60 sulle guerre colonialiste inglesi in Africa. Il momento clou di tutta la pellicola consiste nel passaggio di testimone tra il morente soldato britannico e il selvaggio "ravvedutosi" e passato al soldo dell'esercito di Sua Maestà. Lui diverrà uno schiavo buono, sedando la rivolta delle tribù indigene, e verrà ricompensato con vitto e alloggio, in cambio di una vita di servitù. Tra Via Col Vento e il programma per l'immigrazione del Partito Democratico, insomma.
- Una nota soap opera dove - cito testuali parole da copione - "è impossibile che Jack non sia morto! E' la terza volta che il suo corpo dovrebbe essere in quella maledetta tomba". Per un attimo ho sinceramente pensato di trovarmi di fronte ad una replica di Avanzi, vedi Chico y Paco.
- Un talk show dedicato al "caso Don Gelmini". Il conduttore, dopo aver permesso ad un tipo con i baffi che si dichiara uno piscologo, di difendere con tanto di vene sul collo l'operato di questo prete, si limita a dire che "comunque sia bisogna ascoltare l'opinione di due esperti, quindi passiamo la parola a Vittorio Feltri e a Suor Paola".
Il che la dice lunga sulla televisione italiana, su Feltri e su quella laziale di Suor Paola.