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	<title>Comments on: Flou</title>
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	<description>[teorie e tecniche di una jyhad quotidiana]</description>
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		<title>By: Damiel</title>
		<link>http://damiel.dailyjyhad.com/2009/11/03/flou/comment-page-1/#comment-4583</link>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 22:35:11 +0000</pubDate>
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		<description>Sinceramente, ti sei spiegato - o almeno, a me è parso decisamente chiaro ciò che hai scritto, e tutt&#039;al più dovremmo aprire una delle infinite parentesi sulla &quot;reale comprensione della reale comprensione della...&quot;. 
Ma piuttosto, preferisco prendere partito sulle tue posizioni, sul Rimpianto (il che, probabilmente, ti stupirà). Per questo credo sia necessario un chiarimento da parte mia. Eccolo.

Quello contro cui mi scagliavo, almeno nella prima parte di quello che ho un po&#039; confusamente scritto, è il rimpianto per qualcosa che non è mai stato parte di noi, il rimpianto per quello che non è mai stato possibile sentire, sperimentare, odorare, scopare, o continua tu. Un rimpianto simile non meriterebbe nemmeno di essere chiamato tale; si tratterebbe, a parere mio, non di una sana e consapevole riflessione - pregna di sentimenti, significati e risvolti critici, attivi, vitali - su ciò che si è perduto, quanto piuttosto di una masturbazione ad libitum basata sul nulla. 
Il rimpianto della possibilità di rimpiangere.
L&#039;affermazione solitaria e meschina di un&#039;impotenza.

Il Rimpianto degno del suo nome, è più che nobile: è parte di ciò che rende un essere umano, o se preferisci una forma-di-vita, tale. Nella sua ferocia, a volte, o nella sua melancolia, si lascia sentire.
E, facendo questo, lascia che il corpo senta.
Dunque, che il corpo reagisca. Che il corpo viva.
Sfaccettature di uno stesso processo. 
Quello che, a quanto mi risulta, entrambi perseguiamo, e non siamo soli.

Spero di essermi spiegato anche io, nonostante il liquore.
Un abbraccio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente, ti sei spiegato &#8211; o almeno, a me è parso decisamente chiaro ciò che hai scritto, e tutt&#8217;al più dovremmo aprire una delle infinite parentesi sulla &#8220;reale comprensione della reale comprensione della&#8230;&#8221;.<br />
Ma piuttosto, preferisco prendere partito sulle tue posizioni, sul Rimpianto (il che, probabilmente, ti stupirà). Per questo credo sia necessario un chiarimento da parte mia. Eccolo.</p>
<p>Quello contro cui mi scagliavo, almeno nella prima parte di quello che ho un po&#8217; confusamente scritto, è il rimpianto per qualcosa che non è mai stato parte di noi, il rimpianto per quello che non è mai stato possibile sentire, sperimentare, odorare, scopare, o continua tu. Un rimpianto simile non meriterebbe nemmeno di essere chiamato tale; si tratterebbe, a parere mio, non di una sana e consapevole riflessione &#8211; pregna di sentimenti, significati e risvolti critici, attivi, vitali &#8211; su ciò che si è perduto, quanto piuttosto di una masturbazione ad libitum basata sul nulla.<br />
Il rimpianto della possibilità di rimpiangere.<br />
L&#8217;affermazione solitaria e meschina di un&#8217;impotenza.</p>
<p>Il Rimpianto degno del suo nome, è più che nobile: è parte di ciò che rende un essere umano, o se preferisci una forma-di-vita, tale. Nella sua ferocia, a volte, o nella sua melancolia, si lascia sentire.<br />
E, facendo questo, lascia che il corpo senta.<br />
Dunque, che il corpo reagisca. Che il corpo viva.<br />
Sfaccettature di uno stesso processo.<br />
Quello che, a quanto mi risulta, entrambi perseguiamo, e non siamo soli.</p>
<p>Spero di essermi spiegato anche io, nonostante il liquore.<br />
Un abbraccio.</p>
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		<title>By: emanuele</title>
		<link>http://damiel.dailyjyhad.com/2009/11/03/flou/comment-page-1/#comment-4582</link>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 22:08:00 +0000</pubDate>
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		<description>Il (sotto)testo del tuo post è lampante, e quindi non mi dilungherò su ciò. Sia perché mi trovi in perfetto accordo con quanto scrivi, sia perché dove non sono d’accordo ti è altrettanto chiaro e conosciuto.
Mi piacerebbe parlare invece del concetto del “rimpianto”, ma non inserito nel tuo post, quanto piuttosto in generale.
Credo che rimpiangere un qualcosa non sia un’idiozia, tutt’altro. Credo sia la naturale accettazione della nostra essenza (non)umana, della nostra malcelata sete di (non)verità. Non si può non rimpiangere qualcosa degno di essere rimpianto, perché significherebbe negare la nostra essenza. Se ami qualcuno/qualcosa è perché ami TE in primis. Essere gelosi del proprio partner – per esempio – significa riconoscere l’importanza di quella persona, perché si dà peso al ME contenuto in LUI/LEI che –bada bene- non sono esattamente IO, ma la lettura che LEI dà della mia essenza. È una parte di me che solo lei sa esprimere; che io non saprei esprimere se fossi solo. È la magia dell’amore, se vogliamo chiamarla così. In me c’è parte di LEI, e in LEI c’è parte di me. LEI mi esprime, ecco.
Ora, tornando a noi… Non posso negare che la sottrazione di una parte di me non mi provocherebbe un danno. Conseguentemente, una perdita di questo tipo non può non sfociare in un sanissimo Rimpianto, proprio perché mi manca una parte di me, che un tempo era custodita in un’altra persona e che l’assenza di questa non mi ridarà, perché esprimibile unicamente da LEI. Il Rimpianto è un sentimento nobilissimo.
Sto discorso è un po’ un casino, ma spero di essermi spiegato.
Ti abbraccio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il (sotto)testo del tuo post è lampante, e quindi non mi dilungherò su ciò. Sia perché mi trovi in perfetto accordo con quanto scrivi, sia perché dove non sono d’accordo ti è altrettanto chiaro e conosciuto.<br />
Mi piacerebbe parlare invece del concetto del “rimpianto”, ma non inserito nel tuo post, quanto piuttosto in generale.<br />
Credo che rimpiangere un qualcosa non sia un’idiozia, tutt’altro. Credo sia la naturale accettazione della nostra essenza (non)umana, della nostra malcelata sete di (non)verità. Non si può non rimpiangere qualcosa degno di essere rimpianto, perché significherebbe negare la nostra essenza. Se ami qualcuno/qualcosa è perché ami TE in primis. Essere gelosi del proprio partner – per esempio – significa riconoscere l’importanza di quella persona, perché si dà peso al ME contenuto in LUI/LEI che –bada bene- non sono esattamente IO, ma la lettura che LEI dà della mia essenza. È una parte di me che solo lei sa esprimere; che io non saprei esprimere se fossi solo. È la magia dell’amore, se vogliamo chiamarla così. In me c’è parte di LEI, e in LEI c’è parte di me. LEI mi esprime, ecco.<br />
Ora, tornando a noi… Non posso negare che la sottrazione di una parte di me non mi provocherebbe un danno. Conseguentemente, una perdita di questo tipo non può non sfociare in un sanissimo Rimpianto, proprio perché mi manca una parte di me, che un tempo era custodita in un’altra persona e che l’assenza di questa non mi ridarà, perché esprimibile unicamente da LEI. Il Rimpianto è un sentimento nobilissimo.<br />
Sto discorso è un po’ un casino, ma spero di essermi spiegato.<br />
Ti abbraccio.</p>
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