(ci permettiamo di ri-postare, in versione integrale, un intervento apparso qui a firma dell’Istituto Benjamenta – a cui ci sentiamo sempre e ancor più particolarmente vicin* – su un argomento che ci sta a cuore, quello de “L’insurrezione che viene“, il quale a quanto pare ha scatenato alcune polemiche qui. Sia chiaro: un libro è un libro. E sia altrettanto chiaro: il resto è il resto. Ma dato per assodato questo, a qualsiasi altra discussione al riguardo, ci teniamo per adesso a mettere un punto, e proprio con le parole che seguono, proprio per non arenare con altri punti altre discussioni più vive.
E a proposito dello scontro in atto sulle prevedibili considerazioni post-G8. ..
La rivoluzione è finita?
È finita per chi? Noi siamo insaziabili.
Facciamone un’altra.)
Visto che sembra abbiamo toccato le “corde” sensibili di qualcuno, vediamo di approfondire leggermente l’argomento…
Iniziamo da alcune semplici evidenze. Si parlava della cecità tutta italiota a fronte di un libro, un piccolo libro, sovversivo sì, che in tutto il resto del mondo sta avendo una grande eco, tanto che il patron di semiotext(e) che ha editato il libro negli USA si è sentito di scriverne per cercare di capire qualche perché di un tale “successo”. In Francia, per via della situazione esplosiva a livello sociale e non certo solo per le avventure giudiziarie, se ne parla ovunque. Le Monde ha dedicato più di una recensione e, fatto ancora più notevole, ha pubblicato un’intervista al compagno che si è fatto più galera, dedicandogli una intera pagina, cosa che ha fatto impazzire diversi spiriti (dicevano: ma che è Mandela? Sartre?).
Le critiche del tipo che sono arrivate anche fin qui, sono le solite, trite, litanie che hanno sempre accompagnato la venuta di posizioni indigeste (del genere di quelle che raggiungevano gli autonomi del 77: “questa non è politica, non è comunismo, è dannunzianesimo, estetica dello scontro”: identiche). Mai argomentate nel merito, in Italia specialmente si gioca sulla presunta “estetizzazione” del politico che Tiqqun o il Comité Invisible darebbero alle loro opere-gesta. Se si intende che sanno scrivere bene, nulla da ridire. Se invece, come si vuol far intendere, SI vuol dire che non hanno altro contenuto che l’”estetica” allora bisogna essere chiari e decisi. È proprio qui, in Italia, che le “azioni” hanno un grado di esteticità esagerata, accompagnata da mirabolanti proclami che mostrano ancor di più la separazione, drammatica, tra le parole e le cose, i fatti e i discorsi. L’abuso che qui si fa di un linguaggio infarcito da spinozismi inutili, deleuzianesimi inconseguenti, foucaltianerie da cortile, è diventato così insopportabile che nemmeno con la più grande disposizione si riesce ormai a prenderli sul serio.
Questo non vuol dire che qui non vi siano delle intelligenze, dei corpi ribelli, anzi, ve ne sono un bel po’ e nemmeno VE ne accorgete…
Il problema è che SI è costretti a vivere in mezzo all’ipocrisia, alla censura, all’autolimitazione, al fatto di doversi misurare sempre con un clima veramente triste, che fa sì che la rinuncia preceda gli atti.
Qui sarebbero capaci di sostenere che l’insurrezione greca dello scorso dicembre sia stata “estetizzante”. Qui sarebbero capaci di dire che il fuoco che ha accompagnato la rivolta contro il CPE in Francia sia stata opera di “provocatori”. Qui sarebbero capaci di dire che gli operai che sequestrano, minacciano di far saltare le fabbriche o tagliano la luce siano degli agenti della reazione. Qui sarebbero capaci di dire che il comité invisible o è troppo anarchico oppure, al contrario, troppo comunista. Qui tutto il mondo povero di mondo delle organizzazioni e dei milieux è malato, fa ammalare e non accetta di metter fine una buona volta alle loro pretese di controllo. Tutto potrà ricominciare solo dal momento in cui si comprenderà che non si può vivere nella menzogna o nel far finta di nulla, nello scongiuramento di qualsiasi contaminazione con un certo pericolo per la presenza, nell’attesa di chissà che evento che metterà le virgole e i punti nei punti giusti.
Ma il comunismo è ancora giovane e nuovo…
Uno a caso says:
Ciao, perché anche tu non mi “lasci sognare”??? uffa, questa governance è proprio cattiva, pensa che mettono al gabbio tutti quelli a cui parlo dal microfono…
un’altra volta, un’altra onda…
Jul 20, 2009, 9:03 PM