Ostinazione

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Personalmente, ho sempre trovato girotondi, girotondini e girotondisti una perdita di tempo considerevole. Ritrovarsi in un luogo, capeggiati oggi da un regista, domani da qualche altro intellettuale plus en vogue, per poi iniziare a girare in tondo e “manifestare così il proprio dissenso”, la prima volta è divertente. La seconda, è folklore. La terza, è una pagliacciata dal retrogusto radical chic.
Quello che, a parere mio, non ha mai reso e mai renderà un “girotondo” un’azione di protesta o di lotta, è la sua totale estemporaneità, la sua totale incapacità ad aggrapparsi con tenacia alla realtà delle cose. Un po’ come quegli “scioperi generali” dei moderni sindacati: otto ore e non un minuto di più, niente picchetti, e domani tutti a timbrare il cartellino. Chissà se nei cieli di Chicago piangono, a sentire queste storie.

Quello che sta avvenendo in queste ultime settimane a Parigi, invece, mi stupisce sempre di più, e sempre più piacevolmente. Prendete studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici dell’università, siano provenienti dal corpo accademico, dal corpo tecnico, o da quello amministrativo. Piazzateli davanti all’Hotel de Ville, ventre dell’amministrazione parigina, nel centro della città.  Iniziate a farli girare in tondo, cambiando di tanto in tanto – con un battito di mani come segnale, allegramente – il senso del moto. E soprattutto, non fermateli fino al ritiro della legge di riforma dell’università francese. Ecco a voi, signore e signori, la Ronda Infinita degli/delle Ostinati/e.

Non c’è pioggia, vento, o orario che tenga. In qualsiasi istante del giorno e della notte, qualcuno – di media una cinquantina di persone di ogni età – continuano a girare, dandosi il cambio, portandosi da bere e da mangiare, fermandosi per qualche minuto ai bordi del cerchio continuo per suonare qualcosa, o per terminare l’ennesimo striscione. Ma soprattutto, non c’è mass media che tenga. Certo, i primi giorni, quotidiani, televisioni e riviste si sono dedicate attivamente all’argomento, almeno finché qualcos’altro non ha occupato pagine, tempi e spazi pubblicitari. Ma quando il silenzio è calato, la Ronda Infinita ha proseguito nel suo giro. Prosegue tutt’ora. Sono appena tornato a casa, e la lavagna che nella foto mostra un ammontare di 131 ore, ne segnava 563 quando ho terminato di girare con le altre e gli altri. Ora saranno 565, forse qualcosa di più. Dividete per 24. È un calcolo facile, come è facile girare in tondo.

Il difficile è farlo con la giusta coerenza, il giusto spirito. La giusta ostinazione.


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