Provate a leggere questo articolo di Repubblica o questo articolo del Corriere.
Letto? Bene. Interrompetevi subito dal fare ricerche in rete al riguardo.
A buttare un occhio su questi articoli così, in maniera magari anche attenta, non ci si può cavare molto. C’è un traffico d’organi di minori (shock!). Il ministro Maroni vuole fare qualcosa (bravo!). Attuando il trattato di Prum si potrà avere migliore controllo (bello!). Perché il trattato di Prum ha qualcosa a che vedere col DNA (ottimo!).
Il percorso mentale suggerito – anzi, col cazzo, subdolamente imposto - dai quotidiani è quello che da “organi = DNA” si dirige direttamente a “controllo del traffico di organi = banca dati del DNA”.
Ora torniamo al trattato di Prum. Cliccando sul link, potete leggere di cosa si tratta. E accorgervi che non ha assolutamente nulla a che vedere col traffico di organi (la fonte, come sempre, è il Ministero degli Interni, noto bollettino di informazione del terrorismo mondiale).
Grazie al trattato di Prum, infatti, la Francia e altri paesi europei hanno iniziato a raccogliere una banca dati del DNA di tutti gli arrestati e i pregiudicati passati per la morsa della giustizia. Qui in Francia, in particolare, funziona così: io ti arresto, e ti chiedo di darmi il tuo DNA per l’archiviazione. Sei libero di non farlo, ma non farlo è reato penale. C’è un processo da fare, spese da sostenere, sanzioni da pagare. E uno potrà dire: beh, ma che problema c’è a dare a qualcuno il mio DNA. In fondo, io non ho niente da nascondere.
Chiedetelo a Isa.
A 24 anni, Isa militava in un collettivo politico. Un collettivo politico di quelli scomodi, che denunciavano le violenze della polizia contro gli immigrati. Un collettivo politico che diventava troppo scomodo. Un giorno, Isa viene arrestata. L’accusa è di aver tentato di bruciare un cellulare della polizia con una molotov. Non ci sono prove a suo carico, tranne una. Hanno ritrovato il suo DNA sull’ordigno. Le spese per le perizie della difesa sono altissime. E anche se potessero essere sostenute, non vi è nessuna garanzia che la polizia non faccia pressione sui periti del DNA. In fondo, gli specialisti non sono mai molti, e lavorano per tutti. L’apparato repressivo e giudiziario è un cliente migliore di una ragazza militante di ventiquattro anni.
Isa, oggi, è ancora in carcere.
Normalizzazione dello stato di emergenza significa anche questo. Significa instillare terrore tra la gente, e rendere normale il controllo paranoide à la 1984. E i mass-media aiutano nel compito, trasformando la realtà. Facendo accettare l’introduzione di un ulteriore sistema repressione in nome del “traffico di organi di minori”.
Senza prove, senza fatti.
Tranne una traccia di paura.
Gian Maria says:
Attenzione: non solo il trattato di Prum non ha nulla a che vedere con la tratta illecita di organi, ma è anche risaputo che la banca dati del DNA sarebbe poco “effettiva”: andrebbero schedati TUTTI i viventi del mondo, in modo tale da porte tracciare, grosso modo, l’arrivo di un determinato organo. Oltre alla impossibilità materiale di fare ciò, si aggiunge che una banca dati del DNA è in spregio a moltissime norme costituzionali in Italia, soprattutto quelle sotto le quali si è fatto rientrare il “diritto alla riservatezza” (indirettamente, anche l’art 32 sul diritto alla salute).
Jan 30, 2009, 10:25 AMInoltre…a che pro? si potrebbe risalire al donatore solo dopo il trapianto, con buona pace del fatto che nessun giudice con un minimo di conoscenza del diritto penale può punire chi abbia acquistato (illecitamente) un organo per salvare la vita a se o un proprio caro (si applicherebbe lo stato di necessità, sicuramente)
Damiel says:
Se lo dici anche tu, Jimy, che a questa “giustizia” vigente ci credi ancora (per forza di cose, e comunque sicuramente più di me!), che dobbiamo fare? Essere felici, o essere preoccupati perché ormai “siamo tutti nella merda”, come sosteneva il buon Ricky Gianco?
Jan 30, 2009, 10:36 AMUn abbraccio