Damiel

[teorie e tecniche di una jyhad quotidiana]

Dispositivi Verbali

novembre10

No. Non c’è nulla per cui indignarsi nelle parole di Giovanardi riguardo alla morte di Stefano Cucchi.
Anche in questo caso, c’è da analizzare, discernere fino in fondo.
E comprendere come le parole possano essere dispositivi, funzionali tanto quanto un’autostrada, un tornello, una telecamera di sorveglianza.

Non mettiamoci a ricostruire tutta la storia relativa alla morte di Stefano - per moltissimi particolari, l’ennesima uccisione firmata dallo Stato - visto che per quello c’è già abbastanza materiale in giro per la rete. Ci basta sottolineare che, chiaramente, Stefano è morto a causa di lesioni provocate da mano umana. Il teorema della “caduta dalle scale a causa dell’epilessia” non ha mai attecchito. Non poteva. Le immagini hanno fatto il loro giro, e quando è il corpo a parlare - anche nell’orrore tragico di quelle condizioni - non c’è menzogna che tenga.
Questo è l’unico elemento che ci interessa: il dato oggettivo e reale.
Un omicidio a freddo, compiuto attraverso botte, calci, pugni e chissà cos’altro.

Eppure, Carlo Giovanardi sostiene che Stefano Cucchi sia morto “perché drogato, anoressico e sieropositivo“. Qualcuno potrebbe pensare di trovare una contraddizione, almeno la prima di una lunga serie, tra queste parole e la realtà. Ma non è affatto così. Giovanardi può proseguire quanto vuole - e difatti, lo fa - parlando delle conseguenze derivate da queste tre condizioni, ma è solo contorno, dialettica, sofisma. Il punto centrale del suo messaggio al Bloom è semplicemente in quella frase.
Stefano Cucchi, per Giovanardi, è morto perché non corrispondente a una normalità prestabilita.
Eccolo, il dispositivo.

Nel cadavere putrescente che qualcuno chiama ancora società, bisogna stare attenti alla casella in cui ci si piazza - o in cui, nella maggior parte dei casi, si viene piazzati. Tutte schiavizzano, nullificano, esorcizzano la possibilità di vivere liberamente, come singolarità e come comuni. Alcune caselle, però ,permettono di sopravvivere agiatamente, altre di sopravvivere in condizioni pietose, ma al riparo dalla violenza fisica amministrata dall’Impero: altre ancora, espongono quotidianamente al rischio di morire. Un drogato, un anoressico, un sieropositivo (ma ancora, un barbone, un clandestino, un transessuale), sono etichettature che, nelle regole di questo gioco perverso, prevedono la morte come ipotesi sempre praticabile. Creare soggetti anomici, percepibili come “diversi” e “pericolosi”: dopodiché, arrestarli, ucciderli, curarli.
Nella legislazione corrente sulle droghe, ad esempio, non stupisce come i tre termini siano praticamente intercambiabili.

Per Giovanardi, è normale che sia stata la droga ad uccidere Stefano Cucchi.
Avrebbe potuto scegliere un’altra casella - un lavoro onestamente precario e onestamente sottopagato, uno sfogo differente, magari davanti alla  televisione di domenica - e avrebbe avuto ancora la vita.
Perché, secondo alcuni, la scelta è tra il vivere come dicono loro o morire.
Ma ormai si capisce.
La verità, è che si tratta di vivere come dicono loro e morire.
Stefano lo ha saputo, prima di chiudere gli occhi per sempre.
Per chi rimane, fare finta di niente, è ormai ancora più difficile.

Echi nel Deserto: Non si discute più di politica

novembre5

[è giusto sottolineare e propagare parole che si condividono a pieno. Da Femminismo a Sud, riproposto qui con gioia]

Non si sa più discutere di politica. E non è mica un problema che riguarda solo i maschi. L’abbiamo introiettato anche noi a tal punto che diventa impossibile andare oltre i personalismi.

Immaginate una situazione tipo: ci sei tu e un’altra che discutete di un qualunque argomento. Ciascuna esprime una opinione diversa.

Facciamo finta che si discuta di una scelta di governo. Tu la compi e a me non piace e te lo dico. Ti spiego anche il perché e all’improvviso tu sposti la discussione sulle mie emorroidi, perché di questi tempi se non ti guardano fin dentro il buco del culo non son contenti. Perciò quello che dico non va bene perché io ho la stitichezza, mi faccio le pippe e vado a trans.

Se io ho tutti ‘sti problemoni non posso aver detto una cosa giusta e così la discussione finisce in un troiaio senza fine.

In italia questo metodo è usato a destra e a manca. La sinistra lo usa perché non ha argomenti seri di opposizione politica giacchè parla tanto e poi vota in aula e in commissione le leggi che propone il centro destra.

E’ capitato che sia passato lo scudo fiscale perché tanti membri del pd erano in viaggio vacanze e per una volta che avrebbero potuto far bocciare una proposta della destra invece l’hanno lasciata passare. E’ capitato che le proposte sulla sicurezza e sui migranti siano state votate e che in fatto di laicità pezzi del pd abbiano votato in favore del centro destra.

Se non c’è nulla da ridire per fare la differenza si passa allora all’esplorazione del retto ed è bell’e spiegato il perché si accaniscono in faccende di letto e alla scoperta delle vene varicose di chiunque.

Tutto ciò porta a vendette e rancori perché il personale/politico inteso in senso femminista è ben lontano dallo sviscerare le emorroidi altrui ed è per questo che chi di gossip ferisce di gossip perisce.

Il metodo subumano è però conosciuto anche nelle retrovie, negli ambienti meno potenti e persino in quelli movimentisti nei quali la delegittimazione della persona equivale alla distruzione della critica politica.

Sarà per questo che ogni volta che si prova a produrre una discussione adulta e matura bisognerebbe tenersi a parte un contenitore nel quale rinchiudere tutte le notizie succulente da riutilizzare nel caso la discussione andasse male.

Ricordo i tempi dell’antimafia: l’offesa peggiore per neutralizzare una donna era “lesbica” o “puttana”.

Poi nei movimenti, ci sono quell* che ti insultano se sei pover*, se sei ricco, parlano di garantismo e si battono contro le galere ma poi ti trovano strane colpe da scontare e se sei donna, perché quello non cambia in nessun luogo, a volte ti danno della “lesbica” o della “puttana”.

Poi tra le femministe, ci sono quelle che ti dicono che non sei abbastanza “femm” o abbastanza “ista”, che parli solo con le donne o tradisci chiacchierando con gli uomini, che hai le emorroidi, pippi e vai a trans.

Poi ti trovi tra puttane, lesbiche e trans e allora è un po’ complicato trovare qualcosa da dirti ma volendo si può trovare un’altra accusa perché quella si trova sempre.

Si fa di tutto pur di non discutere di politica. Funziona che se non sei d’accordo allora provano a isolarti dal branco e ti tolgono il saluto. Così ci tocca rimediare ed è bene fare una confessione totale e consegnarla al soggetto con il quale si intende dissentire: sono femm, sono ista, ho le emorroidi, la stitichezza, bruciori di stomaco, qualche volte ho acne spaventosi, qualche neo, smagliature post parto, cellulite, rughette di espressione, vene varicose, due denti del giudizio andati a male e gli altri due in fin di vita, un herpes da insolazione recidiva, mi drogo, vado a trans, sono gay, sono lesbica, sono bisex, sono puttana e rutto dopo i pasti e qualche volta faccio scorregge persino…

E dopo averlo detto magari esigere di ricominciare a discutere di politica..

Scacco di Classe

novembre4

Ripescato per caso in una cartella di vecchi documenti. Probabilmente in un buon giorno per farlo.
A vent’anni dalla liberazione di Marx. Sputando sulle nostalgie. Ma non per questo, rinunciando a ironizzare.
Dedicato a posteriori a uno che porterò sulla “barca della rivoluzione”.
Il racconto si può scaricare cliccando qui.

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